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Frena e rifletti  22/07/2006 

Mario Rigoni Stern per Vacanze coi Fiocchi

Tir e caprioli

Un mattino ero sceso nel paese per i quotidiani pane e giornali e me ne stavo ritornando a casa. Pedalavo tranquillo quando sentii arrivarmi alle spalle il rumore di un possente e troppo veloce automezzo. La strada in quel punto è stretta e mi portai a filo dello spigolo della casa a destra. Quel fracasso era minaccioso e faceva tremare la terra. Il mostro passò a risico e continuò come un dinosauro arrabbiato; ma quel tir aveva pure un rimorchio e il risucchio stava per tirarmi sotto. Mi sentii sfiorare dalla morte come raramente mi era capitato in guerra. Questo fatto avvenne in minor tempo di quello che avete impiegato a leggere queste righe e da allora ho smesso di andare con la bicicletta. Mi dispiace, ma con l'età che mi ritrovo, ora non sarei più capace di uscirne vivo.
Vado a piedi; preferisco morire su una montagna sotto un larice d'autunno. Fin che posso cammino in silenzio, anche se il mio passo è diventato lento; anche a scrivere e coltivare l'orto. Anche a leggere. Sono diventate lunghe le notti e brevi i giorni. Ora vado in silenzio e non sonno nemmeno più capace di imitare il canto degli uccelli o il richiamo del capriolo.
Nell'inverno appena trascorso, lungo nevoso e freddo, le lepri mi avevano scorticato tre giovani meli che avevano incominciato a darmi i pomi, così che ho dovuto tagliarli. Consideravo: meglio due lepri vivi che qualche chilo di frutta; ma dieci anni fa non avrei pensato così.
Fu durante una pioggia estiva che sorpresi un maschio di capriolo al tempo degli amori e la sorpresa fu reciproca: mi minacciò a testa bassa puntandomi le corna e sberciando. Gli risposi agitandogli davanti il bastone e pur io sberciando. Si ritirò nel fitto bosco. Molti anni fa sorpresi anche una famiglia di urogalli al pascolo tra i mirtilli. Ma saranno ancora possibile questi incontri?
Motoslitte d'inverno e fuori strada di estate non sapranno mai quello che ci fanno perdere.

Mario Rigoni Stern




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