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Le istituzioni in Italia  04/10/2005 

Milano, via Quaranta, scuola araba verso la riapertura

Il caso della scuola islamica di via Quaranta a Milano continua ad accendere gli animi degli interessati (studenti, famiglie, esponenti della giunta comunale, ecc.) e non solo.

Sembra che l'edificio, occupato fino all'inizio di questo anno scolastico da ragazzi di nazionalità egiziana e chiuso per decisione del comune di Milano, riapra le porte nonostante il parere contrario del comune.

La comunicazione è arrivata via lettera, indirizzata al sindaco, al prefetto, all'assessore all'Infanzia ed al direttore scolastico regionale. La scuola di via Quaranta riapre, c’è scritto. Già domani, forse. «Temporaneamente, per i fini del proseguimento dell’istruzione paterna», firma il legale dell’istituto. E spiega: sono i genitori a chiederlo. Quegli stessi che avevano deciso di iscrivere i figli nelle scuole pubbliche italiane (alle medie) e che, dopo essersi riuniti domenica, hanno cambiato idea: solo due studenti su trenta si sono presentati ieri in classe.

La decisione è maturata dalla volontà di continuare a fruire legittimamente dell'istruzione paterna sostenendo gli esami di idoneità presso la scuola pubblica ed il consolato egiziano. Poco importa se i locali sono stati dichiarati inagibili dal Comune: i corsi si faranno. La mattina per i 200 bambini delle classi elementari ed il pomeriggio per i 40 delle medie. Questo almeno fino a quando non si troverà una sede adeguata.

Si va avanti, dunque, senza tenere conto della posizione del prefetto: "Al di là dell'inagibilità, quella scuola è illegale". E se domani via Quaranta dovesse realmente riaprire, sarà scontro duro. Con un provvedimento di chiusura dell’edificio da parte della prefettura di Milano. "Abbiamo atteso - scrivono le famiglie egiziane in un'altra lettera - e pazientato. Abbiamo letto, ascoltato mille voci, ma di fatto una sola soluzione: mandare i nostri figli alle scuole pubbliche. Nessuno si è preoccupato di chiederci cosa desideriamo per l’istruzione dei nostri bambini".

Di un'alternativa invece si è parlato ieri in provveditorato: un progetto di scuola privata autorizzata, gestita dagli egiziani ma controllata dall’istituto statale più vicino. La sede ci sarebbe già: dieci classi in via Ariberto messe a disposizione dalla Fondazione Mantegazza. "Stiamo facendo ogni sforzo — commenta il provveditore Antonio Zenga — ma sarebbe intollerabile che riaprisse la vecchia sede. Quaranta bimbi egiziani studiano regolarmente nelle nostre elementari. Il dialogo deve continuare".

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